Era li....ma non lo vedevo!

in , , by I Dolci di Pinella, domenica, aprile 11, 2010
No. Non mi sono affatto scordata di Achille. Achille Pinna. Il fatto è che andavo da un paio di settimane alla ricerca di un dolce che ....diciamo, un dolce che gli si adattasse. Che in un certo qual senso lo potesse rivestire come un manto. Che al vederlo, io per prima potessi dire; "Ecco, è lui. E' il dessert che va bene". Niente. Ci giravo intorno come un'ape sui fiori nei pomeriggi d'estate. Sapete.... come quando la vedete andare di fiore in fiore e prendere il giallo e lasciare il rosso, un tuffo nel fiore viola, un'ala che sfiora quello rosa. Mi sono sempre chiesta cos'è che poi la fa decidere di far riposare le ali e annegare all'interno dell'ultimo fiore...

Poi, un click.
L'avevo cercato tanto ed era lì, ad un passo dal mio cuore.

Credo l'abbia fatto scattare uno dei tanti pensieri che faccio dirigere molto spesso verso una splendida signora bionda che il caso mi ha fatto incontrare ormai non so più  quanti anni fa. La  fantasia fatta persona. L'imprevedibilità più imprevedibile. La generosità più disarmante. La depositaria di tanti e tanti meravigliosi tesori contenuti in una sorta di forziere che è inutile tu cerchi il fondo che tanto non c'è e non ci sarà mai.

E' suo il dolce che può parlare ad  Achille Pinna. E di Achille Pinna.
Ricco di  torrone sbriciolato ,di croccanti amaretti, di nocciole caramellate. Con un lieve sentore di mandorla amara. Con un che di salsa di cioccolato fondente a far da contrappunto e a ricordare che ogni cosa ha il suo dolce ed il suo amaro, nel caso l'avessimo mai dimenticato.

La mia amica  è curiosa sulla mia interpretazione del suo Nuraghe......e non poteva che chiamarsi cosi....ma mi permetta di risponderle che con dolci cosi buoni e cosi perfetti, la reinterpretazione non esiste. Solo la mancanza dei contenitori adatti induce alla scelta di una forma differente...e chissà non sia esistito veramente una sorta di nuraghe a cupola per far giocare i bimbi durante le lunghe estati o farli sognare durante le fredde notti d'inverno. E immaginare di sentire, pur lontano, il rumore del mare.

Ho scelto bene, Achille?

Nuraghe al torrone
(di Maria Antonietta Andante)




100 cc. di latte bollente
3 tuorli
100 gr. di zucchero
200 gr. torrone sardo alle nocciole( o mandorle)  tritato finemente
100 gr. amaretti
2 cucchiai di liquore amaretto
250 gr. panna frescasemimontata
50 gr. di nocciole caramellate tritate grossolanamente

Lavorare i tuorli con lo zucchero. Unire il latte bollente e far  cuocere finchè la crema raggiunge la temperatura di 82°C. Togliere la crema dal fuoco, passarla al setaccio e aggiungere il torrone sbriciolato e gli amaretti ridotti in polvere. Far raffreddare ed unire  il liquore. Versare alcune cucchiaiate di panna nella crema per renderla più fluida e ultimare la lavorazione travasando in più riprese la crema nella panna amalgamando dall'alto verso il basso. Versare la mousse all'interno di piccoli stampi a semisfera fino a metà altezza, spolverizzare con le nocciole caramellate e completare con la restante crema.Riporre in freezer fino al completo consolidamento .


Maria Antonietta serve il dessert come fosse un nuraghe....ed è senza alcun dubbio la presentazione ottimale....come descritto benissimo nel suo nuovissimo e scintillante blog.
Ma...data la mancanza di bicchierini ho optato per una forma diversa e ...a questo punto...dato il cambiamento ho colto l'occasione per sperimentare una nuova salsa al cacao, ricetta-regalo di Stefano Deidda.

Salsa al cacao amaro

50 g di  cacao amaro
100 g d'acqua
5 g di burro
30 g di zucchero
5 g di glucosio

Unire insieme tutti gli ingredienti.in una casseruolina che va poi sul fuoco, a fiamma bassa. Rimescolare e lasciar addensare fino alla temperatura di 90°C. Passare al setaccio e conservare.

In qualche modo dovevo farmi pure perdonare di non aver potuto dare la forma del Nuraghe...e allora ho deciso di realizzare con il cioccolato delle piccole decorazioni  che potessero far pensare ad una sorta di utensili nurargici....senza una forma precisa...con un che di anticato....

L'idea viene dal nuovo e splendido libro di Loretta Fanella.
Non ho fatto altro che far colare del cioccolato fondente su un velo di cacao amaro e rivestirlo completamente. Far asciugare e.....

Meno male che non mi chiedono una colomba.....

in , , by I Dolci di Pinella, domenica, aprile 04, 2010
Le mie sorelle mi vogliono veramente bene.
Non mi chiedono mai di far per loro una colomba. Hanno molto probabilmente intuito che per me anche il solo pensiero di provare a imbastirne una sarebbe un cosi tale motivo di stress che se ne guardano bene dal chiedermelo....Loro lo sanno. Per loro, potrei anche studiare la procedura per giorni e giorni, cercare di convincere i signori folletti che abitano nel lievito madre a trovarmi piacevole e simpatica invece  di spegnersi inesorabilmente al solo vedermi, seguire i ritmi impossibili delle lievitazioni, "incordare" alla perfezione l'impasto, acciuffare un volo per Bergamo e supplicare il Maestro Giovanni Pina a prendermi come sub-sub e ancora sub-aiutante dell'ultimo degli aiutanti ...

Per loro, questo ed altro. Colombe incluse.Ma, per fortuna, non me lo chiedono.

Le sorelle sono magiche. Capiscono al volo i tuoi umori. Colgono la tua stanchezza. Sorridono dei tuoi sorrisi. Cucinano per renderti lieve il risveglio.Ti strappano i guanti dalle mani perchè vuoi aiutarle a rigovernare. Sono fiere dei tuoi successi. Dispiaciute per i tuoi dispiaceri.Ti incoraggiono nei tuoi sbandamenti ed incertezze. Ti dicono che sei magra quando hai difficoltà a resistere al cioccolato. Ti fanno vedere il lunedi come  un giorno meraviglioso. Ti parlano di tuo padre e di tua madre. Ti dicono che sei precisa a tuo padre in tutto e per tutto. E la cosa è per te un cosi grande motivo di felicità... Si guardano di nascosto preoccupate credendo che tu non le veda. Ti ammaliano sussurrandoti che come fai tu i dolci non li fa nessuno. Ti costringono a viaggiare attraverso tutto un sabato sera tra burro, farina e zucchero, bacche di vaniglia, scorze profumate di limone, succose confetture di lamponi e sfornare tanti e tanti biscotti che possano rendere più lievi e solari i loro risvegli.

Per le sorelle, questo ed altro. Anche le colombe.....ma per fortuna, non me lo chiedono.

Al posto delle colombe...ma chissà che un giorno.....ho scelto per loro questi biscotti dal magico ed inesauribile manuale   del Maestro Giovanni Pina. Mi ha colpito per il nome. "Ciottoli". Perchè rimandava a ricordi mai scordati dell'infanzia. A fiumi attraversati, a giochi nel cortile, a serate tiepide d'estate. Non sapevo ancora che questa ricetta sarebbe stata una  incredibile  sorpresa anche per la mia colazione di Pasqua.
I biscotti che ho cercato per anni. Gustati tanti e tanti anni fa e mai più ritrovati.. Che si inzuppano in un baleno e devi fare in fretta a mangiare come facevi da piccola e dovevi evitare che ti cascassero sul grembiule immacolato.

 Ciottoli
( da I Dolci-di Giovanni Pina)



500 g di farina
3 g di lievito in polvere
100 g di latte
15 g di latte in polvere
5 g di bicarbonato d'ammonio
230 g di zucchero al velo
30 g di tuorli
180 g di burro
vaniglia oppure scorza di limone


Rendere morbido il burro e porlo in una ciotola insieme al tuorlo, lo zucchero al velo e l'aroma prescelto. amalgamare il composto senza montarlo.Intiepidire il latte leggermente, unire il latte in polvere ed il bicarbonato sciogliendo le polveri molto bene.Aggiungere il liquido all'impasto e amalgamare senza pero' montare.Setacciare la farina con il lievito e unirli all'impasto. Amalgamare e porre in frigorifero per un'ora. Stendere l'impasto su un piano leggermente infarinato ad un'altezza di mezzo cm e ritagliare dei quadrati di circa 4 cm di lato oppure dei rettangoli. Infornare a 165°C in forno ventilato per circa 12 minuti con il portello del forno ben chiuso.

Questi biscotti si conservano per 60 giorni in sacchetti di plastica e al buio.


Non crederete che si siano accontentate di un solo tipo di biscotti.....Ma quando mai...Mai meno di tre qualità ...E quindi assieme ai savoiardi alla confettura di lampone, ho fatto vivere degli ottimi biscotti plumcake. Ottimi , tanto ottimi che li ho dovuti sottrarre all'incontenibile appetito di qualcun altro....
E stamattina sono partiti, incartati in  candida carta lucida, hanno attraversato la città che sonnecchiava tra una pioggerellina e un raggio di sole e consegnati a soddisfatti visi ridenti.

Meno male che ci sono le sorelle.


Biscotti plum cake

( da I Dolci-di Giovanni Pina) 


300 g di burro
200 g di zucchero al velo
10 g di miele d’acacia
190 g di tuorli
350 g di farina
100 g di fecola di patate
5 g di lievito per dolci
50 g di farina di mandorle
25 g di latte in polvere
10 g di rum
250 g di uva sultanina
Scorza di limone oppure vaniglia

Rendere morbido il burro e montarlo in planetaria finchè diventa molto soffice e spumoso. Unire, sempre mescolando, il latte in polvere, lo zucchero a velo, il miele e l’aroma prescelto. Unire, poco per volta, i tuorli freddi di frigorifero. Setacciare la farina con il lievito e la fecola. Unire le polveri alla massa montata completando con la farina di mandorle. Aggiungere il rum e l’uvetta cercando di distribuirla in modo omogeneo nell’impasto. Versare il composto in una sac à poche munita di un beccuccio liscio e abbastanza largo da permettere la fuoriuscita dell’uvetta insieme alla massa montata. Deporre dei mucchietti di impasto di circa 15-20 g l’uno. Cospargere di zucchero in granella e infornare a 170°C in forno ventilato per circa 12 minuti. Con il portello chiuso.

Questi biscotti si conservano al massimo 60 giorni in sacchetti di plastica e al buio.

Più semplice di cosi…..più buono di cosi…

in , by I Dolci di Pinella, sabato, marzo 27, 2010
Ci sono giornate in cui l’unica cosa che sogni di fare è di tornare a casa.

Liberarti di impermeabile, sciarpa, occhiali per vederci da vicino, occhiali per vederci da lontano, cartelline colorate stracolme di appunti per l’indomani. Liberarti della borsa…cosi pesante… che ti penzola disordinata sulla spalla con ancora  il frutto che non hai fatto in tempo a mangiare e la bottiglia dell’acqua che non hai cercato di bere…..anche oggi, come ieri, come ieri l'altro….eppure ti sei cosi ardentemente ripromessa di farlo….

Liberarsi dei pensieri come i fiori di  mandorlo quando arriva il maestrale. E sentire la mente leggera e vaporosa come le gonne di cotonina e organza di quando eri bambina. Quella  con la passamaneria di raso e le impunture con i cuoricini rossi che saresti voluta rimanere sempre piccola pur di continuare ad indossarla.

Entrare in casa e aver solo la voglia di acciuffare il cartoccio delle uova, setacciare lievemente e ripetutamente la farina e prendere a cucchiaiate  lo zucchero dal barattolo bianco e rosso sul ripiano più alto della credenza. Il barattolo che ti segue da 25 anni e ogni volta che lo guardi pensi che sembra solo ieri che….
I limoni .....li hai appena colti, allungando il braccio mentre sali su per le scale.

Ci vuole un dolce semplice, stasera, mi sono detta. E la ricetta dei savoiardi dell’incredibile e generoso Maestro Giovanni Pina fanno proprio al mio caso.


“Che buoni questi biscotti, Maestro Gianni Pina. Te l'ho pure detto che appena li ho fatti...mi sono voltata e non c'erano quasi piu'. Io credo che non possano non piacere ad uno dei miei chef preferiti.
Si chiama Roberto. Roberto Petza.
Credo si meriti un dolce cosi semplice e cosi buono.
Perchè mi ha dispensato a piene mani molte  serate da non dimenticare. Riesco, se un poco  ci penso, a ricordarmele una per una. E di ognuna, a ricordare dove fossi seduta. A rivedere i cibi che ho assaporato. Il pane che ho spezzato. Le salse che mi hanno incantata. Gli ingredienti e le cotture che mi hanno stupita.I vini che mi hanno deliziato. I dolci che mi hanno meravigliato. I sorrisi che ci siamo scambiati.

Perchè mi ha ricordato, una mattina di fine ottobre...novembre? ...c'era il sole...io ero cosi emozionata che mi tremavano le mani. E  forse ...certamente...la voce.
Che nei dolci ci vuole cuore.
A me, che di cuore credevo di averne già cosi tanto.
Ed invece, lo dovevo ancora per intero trovare”

Ti sembrano buoni, chef?


Savoiardi alla mia maniera
(estratta da Dolci-Manuale pratico di pasticceria di Giovanni Pina)
Ingr:

325 g di zucchero semolato
15 g di miele d’acacia
175 g di tuorli
225 g di uova intere
350 g di farina 00
100 g di fecola di patate
2 g di lievito per dolci
Scorza di limone
Zucchero al velo per spolverizzare

Montare le uova con lo zucchero, il miele e la scorza grattugiata del limone. Quando la massa si presenterà ben spumosa, aggiungere i tuorli . Cercare di riscaldare la ciotola servendosi di un getto d’aria tiepida in modo che la montata abbia una temperatura il più possibile vicina ai 32-36°C.Quando il composto sembrerà sofficissimo, versare a pioggia la farina unita alla fecola ed al lievito ma precedentemente ben setacciati. Amalgamare il tutto con una spatola lavorando dal basso verso l’alto in modo da non smontare l’impasto. Versare l’impasto in una sac à poche con beccuccio liscio da 1 cm di diametro e formare dei bastoncini su una teglia rivestita di carta da forno.
Spolverizzare con zucchero al velo ed infornare a circa 170°C con il portello ben chiuso fino a completa doratura.



Mio marito chiude lievemente gli occhi per assaporarli. E suggerisce che anche un velo di marmellata...sicuramente...
Come si fa a non accontentarlo? Come?


Ho velato con marmellata d'arancia e con confettura di ciliegie un lato dei savoiardi. Poi li sovrapposti, spolverizzati  di zucchero al velo e tagliati in diagonale con un coltellino affilato.

I migliori biscotti che io....noi...abbiamo mai mangiato.

Maestro Gianni Pina, che altro devo dirti? Che tu già non sappia?
Mi piace pensare che fosse maggio.
L’anno non lo ricordo più. Che ad ogni anno che passa metto sul frontespizio un adesivo e lo sistemo accanto agli altri anni in un posto sconosciuto, da qualche parte, nella memoria. Poi, il tempo  stacca l’etichetta e la fa finire sul fondo, insieme alle altre, come fossero foglie secche d’autunno. Ed io, quando vago nei ricordi, non riesco mai a rispondere al “Quando è stato che…. In che anno noi ci...?”


Ho visto per la prima volta Carloforte che certamente era maggio. Incastonata come una pietra preziosa sul filo sottile, lontano, dell’orizzonte. Le finestre dell’albergo si aprivano sul mare. E le strade erano sentieri come di fate. E le case colorate di bianco, d’azzurro, d’ocra e di carminio.

Oltre alla passione per le traversate in mare….ricordo quei pochi viaggi con mia madre che si caricavano di cosi tante aspettative come fossero traversate di oceani…….dicevo,  c’era un altro motivo che mi aveva spinto ad andare finalmente a Carloforte.
"Ma davvero andiamo da Nicolo per cena? Ma sul serio mi ci porti?"

Ed era già la terza oppure quarta…forse quinta…volta che passavamo davanti al ristorante.
Da Nicolo. L’esitazione era dovuta solamente al fatto che tante e tante volte avevo sognato di poterci andare. Ed ora, ora  che ero li, proprio li , mi sembrava  difficile fare il primo passo ed entrare.
Dopotutto, non succede sempre cosi per le cose tanto attese?

Luigi, Luigi Pomata intendo, doveva essere un gigantesco ragazzo dai capelli ricci, allora.
Proprio come oggi.
Almeno, ancora oggi gli occhi sono come quelli di un fanciullo che ha passato la più bella giornata della sua vita nei campi di erbe selvatiche. A farne fasci da tenere come preziosi mazzi di fiori profumati e trasformare poi in cucina in succulente ed insolite leccornie.
E come i ragazzi, oltre a volare veloce come il vento, riesce ad essere ancora generoso…..A regalarmi introvabili stencil con le ancore azzurrine per colarci il cioccolato….Ad inventarsi deviazioni dai programmi stabiliti per stupirmi con spume ….all’olio d’oliva? Si lo so so, ma davvero è buona? Con il cioccolato?

E non potevo non scegliere questo dolce per uno dei miei chef.
Un tortino freddo al cioccolato e caffè. Che si fa solo da Nicolo, a Carloforte.
Cosi, quando lo preparo, se chiudo leggermente gli occhi, magari mi sembrerà di essere li, a sentire il profumo intenso del mare.

Tortino al cioccolato freddo
(da una ricetta di  Luigi Pomata)



300 g di cioccolato fondente al 50%
300 g di burro
250 g di zucchero
8 uova
2 tazze di caffè ristretto
due cucchiaini di caffè liofilizzato

Ridurre il cioccolato in scaglie e farlo fondere dolcemente al microonde. Aggiungere il burro ridotto in piccoli dadi e completare la cottura fino ad avere un composto liscio e morbido. Separare i tuorli dagli albumi. Versare metà dello zucchero in una casseruolina, bagnarlo con un velo d’acqua e portarlo a cottura fino alla temperatura di 118°C. Versare i tuorli nella ciotola della planetaria, far montare leggermente e, quindi, aggiungere a filo lo zucchero cotto. Montare finchè il composto è chiaro e soffice. Ripetere la cottura dello zucchero con l’altra metà. Versare gli albumi nella ciotola ben pulita e sgrassata con un velo di succo di limone, iniziare a montare a bassa velocità e quando gli albumi cominciano ad essere schiumosi versare a filo lo zucchero cotto. Completare la lavorazione finchè la meringa appare soda e lucida . Preparare il caffè ristretto, unire il caffè liofilizzato e unire il liquido alla montata di tuorli. Aggiungere il cioccolato ed il burro ancora tiepidi e rimescolare con attenzione. Versare in più riprese la crema sugli albumi evitando di smontare il composto.
Accendere il forno a 180°C.
Ungere con un velo di burro degli stampini da forno, versare una cucchiaiata di impasto, fino a circa 2 cm d’altezza e passare in forno caldo  per circa 5 minuti.
Lasciar scendere la temperatura degli stampini e versare la crema rimasta fin quasi all’orlo. Livellare e mettere in freezer sino a completo indurimento.Volendo, si può fare la stessa procedura servendosi di anelli da pasticceria . In tal caso, dopo la cottura della base, si raccomanda di rivestire l’interno degli anelli con una banda di acetato e colarvi la crema da passare poi in freezer.


Consigli di Pinella
La procedura di cottura dello zucchero può essere by-passata mediante l’uso di uova certificate e pastorizzate. In tal caso, montare i tuorli con tutto lo zucchero e procedere come indicato nelle fasi successive della ricetta.

Crema inglese al profumo di sambuca
4 tuorli
100 g di zucchero
250 g di panna fresca
250 g di latte intero
3 cucchiai di liquore Sambuca

Far scaldare la panna ed il latte . Amalgamare i tuorli con lo zucchero, aggiungere in piu’ riprese il liquido caldo e portare, sul fornello, ad una temperatura di 82°C. Ritirale crema dal fuoco, versarla in una ciotola, raffreddarla subito in un bagno di ghiaccio. Aggiungere il liquore Sambuca.Coprire con pellicola a contatto e conservare in frigo per almeno alcune ore.Al momento dell’uso, passare la crema al setaccio.


Per la sua generosità, mi piace essere io stavolta a regalare a Luigi delle piccole meringhe leggere che ho sperimentato in una sera di quasi primavera.
La ricetta è di una esilissima e fortissima donna che si chiama Loretta Fanella.
Che non ringrazierò mai abbastanza di esistere.

Meringhe leggere
( da una ricetta di Loretta Fanella)





90 g di albumi freschi
6 g di albumi in polvere
130 g d’acqua
50 g di zucchero

Mescolare nell’acqua gli albumi freschi e secchi insieme allo zucchero e far reidratare per 5-10 minuti. Montare il composto a bassa velocità e quando comincia prendere consistenza aumentare la velocità e continuare la lavorazione per 10-15 minuti.
Il composto diventerà molto soffice e areato, spumosissimo. Inserire la meringa in una sac à poche e distribuire il composto su una teglia rivestita di carta forno. In aggiunta, metterne una generosa cucchiaiata su un tappetino in silicone (silpat) e livellarlo con una spatola in uno strato molto sottile.
Infornare le meringhe a 50°C per un tempo non inferiore a 4 ore. Durante la la cottura, le meringhe perdono l’umidità tanto che il forno tenede a bagnarsi di goccie d’acqua. Si suggerisce di praticare una piccola apertura mediante l’inserimento di un cucchiaio di legno in modo da consentire la fuoriuscita del vapore.
Le meringhe tendono ad assorbire l’umidità dell’ambiente. Per cui si consiglia, se il consumo non è immediato, di conservarle in un contenitore con cristalli di gel-silice .
NOTA: Le meringhe, prma della asciugatura in forno si possono cospargere di caffè liofilizzato, di cacao amaro e frutta liofilizzata.

Decorazione

Spolverizzare con delle mandorle oppure nocciole caramellate ridotte in frammenti. Una rondella di cialda a sostenere un triangolino di cioccolato, a mò di vela. Servire con una ciotolina di crema inglese un piattino di meringhe leggere.

4 chef, 4 uomini

in , , , , by I Dolci di Pinella, domenica, marzo 14, 2010
Se da ragazza qualcuno mi avesse detto che un giorno mi sarei seduta al tavolo dei loro ristoranti, sicuramente, senza ombra di dubbio alcuno, avrei sollevato pigramente  e scetticamente le palpebre ad esprimere la certezza del contrario.
Erano altri tempi.
Diversi da questi di ora. Ma non per questo meno amati, meno intensamente vissuti, meno carichi di ricordi teneri e meno intessuti di  sogni.

Se da ragazza qualcuno mi avesse detto che un giorno io li avrei anche conosciuti…no, non ci avrei proprio creduto.Se qualcuno mi avesse detto che avrei avuto, da ciascuno di loro, momenti di serenità, attimi di spensieratezza, scampoli di ricette, pagine e pagine di preparazioni e consigli e idee e …..no.
Assolutamente no.I sogni raramente si avverano.

Raramente.

Stefano Deidda. Spero di assaggiare innumerevoli suoi nuovi menu e vedergli sempre lo stesso sorriso negli occhi.
Stefano Deiddablog

Luigi Pomata. Spero mi metta sempre in mano grani di pepe e mi faccia assaggiare foglie di rucola selvatica.E invidiare cespi di ortica. E contemplare coltelli da samurai.
Luigi Pomata

Achille Pinna. Spero di avere la possibilità di fargli una buona frolla al cioccolato. E di piombargli in cucina. Che sarebbe un regalo da sogno.Achille Pinna

Roberto Petza. Spero che  metta dentro una busta una pagnotta di quel buon pane fragrante e mi allunghi una bottiglia di Champagne che sono stata cosi felice. Ma cosi felice...
Petza blog


Stefano Deidda. Allora… da ragazza intendo…..ma quanto tempo è  passato?…..mi fermavo incerta a sbirciare l’interno del ristorante Dal Corsaro. Affondavo con imbarazzo gli occhi verso l’interno, verso la sala, a sbirciare le sedie  con la stoffa a righe, i piatti color corallo e oro, le posate d’argento, i calici di cristallo. Poi, spostavo gli occhi verso il menu a leggere i titoli dei piatti ed immaginarne sapori, colori, consistenze.  Andavo via lesta, quasi timorosa d’essere scoperta.

Anni dopo….”Stefano torna. Dice se vieni ad assaggiare il suo nuovo menù”.E ogni volta, appena seduta al tavolo, non potevo non tornare con la memoria  agli anni di un altro tempo e pensare che ero li, proprio li,ad estasiarmi di fronte a quei splendidi piatti…..” Di a Stefano se gli dispiace se oggi mangio solo due porzioni di questa mousse al pesce spada …..” Va bene, ma Stefano dice che devi proprio prendere anche la terrina di maiale con la mousse di erborinato”….”Senti….quando vai in cucina glielo dici a Stefano che il  bauletto di cioccolato è un sogno….?”

E cosi, di anno in anno, va avanti allo stesso modo. Lo sto accompagnando lungo il corso dei giorni. Gli sono accanto nel cambiare delle stagioni. Scruto con emozione lo svolgersi del tempo.Io, questo chef, non lo lascio .
Non per altro. Gli ho affidato, a lui, al suo Ristorante, una parte del mio cuore…..


Il suo dolce. Il mio dolce.

Semisfera di cioccolato croccante, cremoso all’arancia e gelatina
( ricetta e piatto di Stefano Deidda)



Ero li a far le semisfere quando mi è sfiorata l'idea di presentare il cremoso all'interno di croccanti cannoli. L'ho presa  al volo e.....



Però ho fatto anche le semisfere....




Per le semisfere di cioccolato

500 g di cioccolato fondente al 50-70%
uno stampo in silicone a mezze sfere

Sciogliere il cioccolato fino alla temperatura di 45°C. Procedere al temperaggio versando su un piano in marmo  i 2/3 del prodotto. Spatolare la massa fino a far scendere la temperatura a 28°C. Rimettere il cioccolato nella ciotola e mescolare. Controllare la temperatura: quando arriva a 31°C, con un pennello, distribuire il cioccolato all’interno delle semisfere. Ripetere la lavorazione per 3 volte in modo da avere un guscio di spessore uniforme.

Per il cremoso

4 uova intere
200 g di zucchero
250 g di succo d’arancia
3 fogli di colla di pesce
500 g di panna liquida fresca

Idratare i fogli di  gelatina in acqua ghiacciata.Versare nella ciotola della planetaria le uova e far girare a bassa velocità. Nel frattempo, mettere lo zucchero in un pentolino e bagnarlo con un velo d’acqua. Far cuocere fino a 118°C e, quindi, versarlo a filo sulle uova. Montare finchè il composto si presenta gonfio e spumoso. Fermare la planetaria, estrarre la ciotola e versare il succo dell’arancia ben filtrato al colino, meno una tazzina da caffè.Scaldare il contenuto della tazzina e sciogliervi i fogli di gelatina ben strizzati e tamponati con carta assorbente da cucina. Semimontare la panna. Versare in più riprese la crema nella panna ogni volta amalgamando con cura dall’alto verso il basso.Versare il cremoso negli stampi, livellare e porre in freezer a solidificare.

Per la gelatina d’arancia

250 g di succo d’arancia ( o di mandarino)
1 g di agar agar
20 g di zucchero semolato

Passare al setaccio il succo dell’arancia fino ad ottenere un liquido trasparente. Amalgamare lo zucchero con l’agar agar. Scaldare il succo e farlo bollire per 1 minuto. Aggiungere lo zucchero con la gelatina, sciogliere bene per evitare la presenza di grumi e far bollire esattamente per 2 minuti.

Presentazione

Versare con un imbuto la gelatina d’arancia sul piatto. Adagiarvi una semisfera croccante con il cremoso. Decorare con frutti di bosco freschi e conservati in sciroppo di zucchero, goccie di panna liquida, scaglie di cioccolato. Piccoli frammenti di croccante alle mandorle.


E se dovesse avanzare un po' di cremoso? Un attimo, un attimo. Lasciatemi prendere una coppa Martini, una manciatina di crumble, tre fili di gelatina.....
Qualcuno che ci vuole assolutamente affondare il cucchiaino lo si trova sempre....

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