Mi rialzo lesta il bavero della giacca, all'uscita dall'aereoporto. Se chiudo gli occhi posso immaginare che quel leggero vento freddo sia una variazione della notte tropicale. Quando si rientra a casa durante la notte da un viaggio che ti ha preso la testa e il cuore, c'e' un momento, prima di chiudere gli occhi ed aspettare che si faccia giorno, in cui è facile pensare che si sia solo sognato. E che si debba ancora partire.
Vorrei dedicare la magia dei ricordi .
Ad Alberto, per avermi riempita d'amicizia per tre lunghi mesi
A Vania, Annalisa e Federica per l'emozione della partenza
Ai compagni d'albergo per la loro simpatia e condivisione
Al pasticciere dell'hotel per il suo delizioso banana bread
A Maria per la splendida giornata intorno all'isola, per la foglia spezzata della noce moscata e per i fili di citronella e per le carambole e la noce di cocco e....per tanto altro ancora
A Jimmy, per la contagiosa risata e tenerezza
Ai conducenti degli autobus per avermi riportata in hotel sana e salva nonostante gli strapiombi
Alle Seychelles, infine. E' un arriverdi, probabilmente.

Oh, si! Devo proprio dire che questa mousse è buona. Proprio buona. Il mio maestro Maurizio Santin, un giorno, a lezione, ci disse che la prima regola in pasticceria è quella di fare dei dolci buoni.
Non belli.
Buoni.
Poi, solo dopo che si è stabilito in maniera certa che per quel dolce potresti anche svenarti, solo allora, puoi cominciare a pensare a renderlo pure bello. Ma neppure tanto, insomma il giusto. Certo, parole santissime. Il concetto del buono è pur vero essere relativo.


C'e' chi si venderebbe casa per rimangiare quel dolce che sua madre imbastiva quando era piccolo.
C'e' chi vaga da anni alla ricerca della ricetta di quel dolce mangiato tanti anni fa in un certo ristorante.


Credo che pero' ci siano certi desserts che si slegano da valutazioni soggettive e spiccano sopra tanti altri.
E, quando mi ci imbatto, è una delle rare volte che ripeto la ricetta. Non per altro. Perchè ho tante di quelle idee e libri e foglietti sparsi e appunti che dovrei reincarnarmi alcune volte prima di riuscire a farle tutte.
In assenza di certezze, faccio quasi sempre dolci diversi e poi....
Per questo no. Inizialmente, ho costruito dei bicchierini con alcune varianti. Poi, ho pensato di colare il cremoso di vaniglia all'interno della mousse al cioccolato. Non per altro. Solo perchè è veramente magico il momento in cui il cucchiaino affonda e...trova un cremoso alla vaniglia !


Per cui, alla fine basta veramente un nulla di decorazione.
Ma che Santin abbia ragione?

Semisfera di mousse al cioccolato con interno cremoso alla vaniglia
Tecnica di lavorazione:
Colare il cremoso alla vaniglia in piccoli stampini a semisfera. riporli in congelatore. Riempire fino a metà altezza degli stampi a semisfera piu' grandi con la mousse al cioccolato. Far rassodare in freezer per 5 minuti e poi adagiare la semisfera di vaniglia con la base piatta verso l'alto. Riempire con la mousse restante e far congelare.
Estrarre la semisfera dallo stampo e ancora congelata lucidare con un velo di glassa neutra a freddo. Spolverizzare con cacao in polvere e guarnire con una goccina di cioccolato e alcuni fili di caramello.
Volendo deporre la semisfera su un disco di pan di spagna o biscuit al cioccolato. Non male neppure adagiare il dolce su un biscotto di frolla aromatizzata alla vaniglia e resa leggermente salata con alcuni granelli di sale di Maldon.
Un giorno sono andata a trovare il mio amico Salvatore. Nel suo fatato negozio di mobili. Appena entrata, mi sono imbattuta in un armadietto, alto, scuro e...pienissimo di tanti cassetti. Tanti e tanti e ancora tanti piccoli cassetti. Li ho aperti uno per uno cercando di immaginare cosa mai avrei potuto nasconderci, a casa. Forse una ricetta. Forse un biglietto d'auguri di mamma. Forse una foto.
La mia testa è come quel mobile. La immagino spesso cosi. Un armadio con tanti piccolissimi cassetti. Molti , non li apro mai. Altri, raramente. Alcuni, spessissimo.
Tra quelli che non apro mai, riesco ad individuare quelli che contengono i ricordi. Le cose viste una volta e...messe li ad aspettare. Poi, un giorno, succede che per motivi misteriosi, inspiegabili, si avverta uno scricchiolio. Un tentativo di uscire dai binari e rivelarsi. Cosa l'abbia provocato ...mah! io non lo so di certo.
Sarà per questo che , ieri sera, mentre facevo una salsa di fragole, ho "ricordato" che potevo far nascere dei piccoli dischi da far aderire a dei bicchierini trasparenti.
Come tanti oblò colorati. Gli oblò delle navi della mia infanzia, di quando non si prendevano gli aerei. Almeno, noi dei paesi. E mamma, preparava i panini con le fettine alla milanese da mangiare sedute in cabina, con i piedi e le gambe penzoloni, fuori dai letti a castello.
"Mangiate che cosi il mare non vi fa nulla"
La testa piena di cassetti.

Un cassettino si è aperto. Ed è venuto alla luce un disco di gelée di fragole.

Dischi di gelée di fragole



Ingr:

250 g di fragole
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di succo di limone
3 g di gelatina in fogli da 2 g
Oppure
1 g di agar agar


Preparazione:

Tagliare a pezzetti le fragole e passarle in padella con lo zucchero ed il succo di limone. Far prendere il bollore e toglierle dal fuoco. Passarle al mixer e setacciarle con cura fino ad avere circa 200 g di salsa.
Se si usa la gelatina: farla idratate in acqua fredda, strizzarla ed aggiungerla alla salsa di fragole.

Se si usa agar agar: mescolare l’agar agar con un cucchiaino di zucchero, aggiungere alla purea molto calda e rimettere sul fornello fino a far prendere il bollore.

In ogni caso, colare la salsa all’interno di una vaschetta in alluminio e far solidificare. Volendo, si puo’ stendere la salsa su un tappetino in silicone , ma solo se si lavora con l’agar agar in quanto solo quest’ultimo riesce a solidificarsi rapidamente all’abbassarsi della temperatura.

Prendere un coppapasta di circa 1 cm di diametro (va bene anche un beccuccio liscio da sac à poche) e ricavare tanti dischetti che dovranno essere fatti aderire al lato interno dei bicchierini. Porre in frigo a solidificare completamente.
Proseguire con la ricetta prescelta. in questo caso era una chantilly di panna cotta alla vaniglia del Madagascar.
Parigi.
Un'amica che ha messo radici nel mio cuore mi dice, stasera, che respirerà l'umore di Parigi, tra poco. E ....come dire?


Ero seduta ad un angolo, in un piccolissimo tavolino a due, al primo piano di un ristorante, a due passi dalla Madeleine. Era tardi ma il sole non era ancora tramontato. Si vedeva un cielo diverso e l'ho guardato con nostalgia, sapendo già che sarebbe stato difficile rivederlo, almeno rivederlo presto.

Parigi. Una condizione dell'anima.

Aspettami. Prima o poi, prima o poi mi rivedrai.

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